I falò di notte tra i vigneti

Aggiornato il: gen 13

I falò di notte tra i vigneti appaiano come una sorta di rito magico, uno spettacolo suggestivo fatto di fiamme arancioni incandescenti che illuminano le colline nel buio della notte.


Eppure, se vi è mai capitato di imbattervi in questo scenario in pieno aprile, sappiate che c’è un valido motivo che spinge i vignaioli ad adottare questo metodo dimenticato, ovvero quello di difendere le vigne dal gelo notturno, che in certe zone geografiche del nord Italia rischia di compromettere inesorabilmente il destino del raccolto.


Fuochi tra i vigneti in Sudtirolo - M. Psenner, Branzoll (Peterlin/Twitter) - Unsertirol24 2019

Come dicevamo, quella dei falò di notte accesi tra i filari dei vigneti è una pratica antica che oggi viene recuperata quando le temperature notturne vanno sotto lo zero anche all’inizio della primavera.


Succede in quei territori del nord a forte vocazione vinicola: in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Oltrepò in Lombardia, in Trentino Alto Adige. In questo caso i gestori delle aziende vitivinicole accendono fuochi di legna vergine per riscaldare i germogli delle viti, per non farle morire.


Foto: Hellotaste (2017)

Perché se i falò nei vigneti possono sembrare un momento magico da immortalare in una bella foto per i social, sono in realtà una situazione molto delicata per l’azienda agricola che rischia di trovarsi con una distesa di vigne senza frutti, come se fosse autunno, e perdere un intero anno di lavoro.


Perché se brucia il grappolo appena formato, non si formerà mai più. Le foglie crescono nuovamente dopo una brinata, ma il frutto no. E mentre i vitigni tardivi tendono a salvarsi, come Cabernet e Merlot, il Pinot, il Refosco o la Croatina, caratteristici delle zone sopracitate, sono a forte rischio.


I falò accesi in un vigneto a Chablis vicino Auxerre, in Francia, 21 aprile 2017 (PHILIPPE DESMAZES/AFP)

Per questo i vignaioli e gli agronomi adottano questa pratica dimenticata, recuperando le memorie dei nonni e andando a rileggere i libri dell’università, nei quali si dice che in questi casi, con le correnti fredde e umide che poi ghiacciano, basta aumentare la temperatura di mezzo grado per salvare un filare.


E sappiate che il tempo pazzo che va sottozero in pieno aprile non colpisce solo l’Italia, ma anche i cugini francesi, dove i contadini accendono i fuochi nelle notti gelate per salvare il loro prezioso Chablis. Un rito a cui non si vorrebbe mai dover far ricorso.


Un uomo accende i falò in un vigneto a Chablis, in Francia, 28 aprile 2017 (REUTERS/Christian Hartmann)



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