Mondine, il riso delle donne

Quello che oggi fanno macchinari e diserbanti una volta lo facevano gli uomini, anzi le donne, anzi, le "mondine". Fino alla metà del secolo scorso, in Lombardia come nelle altre regioni settentrionali, in questo periodo migliaia di lavoratrici stagionali giungevano da tutta Italia per lavorare nelle risaie.

"Riso amaro", 1949

La mondina restava per lungo tempo con le gambe nell’acqua e piegata sulla schiena: ciò faceva della monda (dal verbo mondare, ovvero pulire) uno dei lavori più pesanti in agricoltura. Più precisamente il lavoro, faticosissimo, consisteva nel preparare l’ettaro di terra per la semina del riso e strappare le erbacce infestanti che disturbavano la crescita delle delicate piantine, dall'alba al tramonto.


Per questo motivo si svilupparono tra le mondine movimenti di ribellione, e nacquero numerose leghe per lo scontento serpeggiante. Nonostante le difficoltà, quelle donne cercavano l’emancipazione e combattevano con le poche armi che avevano, per conquistarsi dei diritti essenziali. Senza dubbio, le mondine e la loro vita da lavoratrici che portavano il pane a casa, spesso lasciando dei figli piccoli, costituirono un fenomeno sociale. Ma quale arma avevano queste donne? Il baluardo delle mondine era il canto, e la musica in generale che scandiva tutta la giornata. Le lavoratrici sopportavano la fatica ritmandola.


Le mondine e i caporali delle risaie

I canti intonati in coro venivano eseguiti anche andando al lavoro o nelle poche ore di svago. Alcuni cori erano persistenti, ed erano di protesta per il poco vitto, gli orari pesanti e la paga scarsa. Si cantava cantilenando l’amore lontano, e il focolare. Le mondine cantavano quindi non solo per i diritti da rivendicare, ma intonavano canti politici, divertenti o anche una compagna caduta ammalata.


Sono le mondine che hanno dato vita al canto di protesta "Se otto ore vi sembran poche", con cui rivendicavano "le otto ore" come massimo orario di lavoro giornaliero, che nel Vercellese vennero concesse ai contadini una decina di anni prima del 1919, quando divennero obbligatorie per legge.


La mondina... oggi

Eppure, come riporta un'articolo della Stampa di Torino, "nelle risaie c’è ancora bisogno di mondine. Il tempo di «Riso amaro» è finito, ma anche nei campi ultramoderni, dove arano i trattori con l’aria condizionata, dove la crescita si controlla con i sensori e i droni, c’è ancora necessità di questa figura. Che però sta scomparendo."


Per questa ragione capita che durante la primavera l’Ente Nazionale Risi emetta bandi in cui cerca mondine, a tempo determinato, eventualmente in possesso del diploma in agraria o dell’esperienza nel campo risicolo, per attività stagionali di monda, epurazione, raccolta e selezione del riso dal 3 agosto.



L’Ente ne ha ancora bisogno per i campi in cui vengono effettuate le attività di ricerca. Ma non è questo l’unico settore ad impiegarle: le mondine sono utilizzate oggi soprattutto dai produttori di seme certificato, a cui per legge è imposta un grado di purezza del prodotto finale molto elevato.


Certo, parliamo di una professione passata da fenomeno sociale del primo 900', ad attività marginale di cui in molti probabilmente ignorano l'esistenza. Eppure un residuo di quel lavoro, svolto ai giorni d'oggi con tutte le tutele e i diritti del caso, esiste ancora.


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